La dichiarazione obbligatoria dei wallet crypto sopra 100.000 euro ha superato il primo voto in Francia: il 9 ottobre la commissione Finanze dell'Assemblée nationale ha adottato l'emendamento I-CF821 al progetto di legge di bilancio 2027, che chiede di dichiarare al fisco i portafogli di cripto-attività auto-custoditi di valore pari o superiore a 100.000 euro al 31 dicembre, con una multa fino a 10.000 euro per chi omette. La stessa sera la commissione ha respinto l'intera parte entrate del bilancio: la misura non è legge e dovrà essere ripresentata e votata in aula, poi al Senato.
Il testo è di Charles de Courson, del gruppo LIOT, depositato il 3 ottobre. Nelle fonti che abbiamo letto non risultano il numero di voti, il perimetro preciso né la data di decorrenza dell'obbligo, e non abbiamo potuto leggere l'emendamento originale sul sito dell'Assemblea: quel che segue si basa sulle cronache concordi di Cryptoast, Journal du Coin, bitcoin.fr e dello studio Kohen Avocats.
Exchange e self-custody: perché il fisco vede solo una parte
La differenza sta in chi tiene le chiavi. Su un exchange la piattaforma custodisce le chiavi private, conosce l'identità del cliente e, in Europa, deve segnalare le operazioni alle autorità: la direttiva DAC8, in vigore dal 1° gennaio 2026, obbliga i fornitori di servizi crypto a raccogliere i dati dei clienti, con una prima trasmissione prevista nel 2027. In self-custody le chiavi sono dell'utente, nessun intermediario vede il saldo e nessuno lo segnala; la guida alla custodia delle crypto spiega come cambiano controllo, responsabilità e rischi. Secondo crypto.news, i prelievi verso wallet auto-custoditi possono rientrare nelle segnalazioni solo se passano da un fornitore soggetto all'obbligo.
Il quadro francese attuale lascia quindi un vuoto. I residenti devono già dichiarare i conti di attività digitali aperti, detenuti o chiusi all'estero con il modulo 3916-bis, ma la pagina del fisco non dice se un wallet non custodito da un intermediario ricada nell'obbligo. Secondo lo studio Kohen Avocats, detenere bitcoin in un wallet di cui si controllano le chiavi, senza vendere e senza conto estero, oggi non fa scattare né un'imposta né una dichiarazione specifica. L'emendamento nasce per colmare quel vuoto, ed è una nostra lettura che sposti l'attenzione dal punto in cui passa il denaro al punto in cui sta.
Gli argomenti dei proponenti, e i dubbi
La relazione dell'emendamento cita il rapporto della commissione d'inchiesta sulla tassazione dei grandi patrimoni: nel 2021 le plusvalenze crypto realizzate sarebbero state 3,5 miliardi di euro, a fronte di soli 400 milioni di attivi dichiarati alla DGFiP, l'amministrazione fiscale. I due dati non misurano la stessa cosa, perché confrontano plusvalenze e patrimonio dichiarato, e vanno letti come un ordine di grandezza dell'opacità e non come un ammanco. In commissione il relatore generale Philippe Juvin ha definito l'iniziativa «piena di saggezza» (traduzione nostra) e Nicolas Sansu, del gruppo GDR, ha annunciato il voto favorevole pur giudicando la soglia «elevata»: secondo lui, «bisogna pur cominciare da qualche parte» (traduzione nostra).
Non è la prima volta. Una versione con soglia a 5.000 euro era stata approvata in commissione a dicembre 2025, secondo The Big Whale, e risulta soppressa in commissione mista paritaria ad aprile, secondo Journal du Coin. All'epoca l'associazione di settore Adan la giudicò inapplicabile, perché l'amministrazione non può verificare né l'esistenza né il valore di un wallet. Il problema pratico resta: la data di riferimento è il 31 dicembre, ma le fonti non spiegano come si dichiara e si valorizza un portafoglio che nessun terzo certifica.

La sicurezza: un registro che può diventare un bersaglio
Il punto più delicato non è fiscale. Cryptoast ricorda che i parlamentari non hanno affrontato la sicurezza dei detentori di crypto, in un contesto segnato da quasi un centinaio di aggressioni violente e da un caso del 2025 a Bobigny, dove un'agente delle imposte è stata condannata per aver consultato il software fiscale per conto di un committente che prendeva di mira investitori, secondo Le Parisien. Anche bitcoin.fr sottolinea che un registro dei detentori che custodiscono in proprio solleva «serie questioni di sicurezza» (traduzione nostra) e che la concentrazione di dati sensibili non è stata discussa. Bull Bitcoin e Paymium hanno già chiesto al Conseil d'État di sospendere il decreto francese sulla DAC8 per motivi analoghi: il 17 settembre la richiesta d'urgenza è stata respinta perché il rischio per i dati dei detentori è stato ritenuto molto improbabile, mentre il ricorso di merito è pendente.
Il pacchetto: stablecoin, exit tax, minusvalenze
L'I-CF821 è uno di cinque emendamenti crypto adottati in commissione tra il 7 e il 9 ottobre. Il 7 ottobre è passato l'I-CF1826 di Nicolas Sansu, che tratterebbe la conversione di cripto in stablecoin MiCA come una vendita dal 1° gennaio 2027, con una plusvalenza calcolata sul costo originario e la flat tax francese, salita al 31,4%, secondo Decrypt. Per capire perché conta la scelta di stablecoin conformi, la nostra guida alle stablecoin riassume il quadro MiCA. L'8 ottobre è toccato all'I-CF1822, sempre di Sansu: una exit tax sulle plusvalenze latenti per chi possiede più di 800.000 euro in crypto, è stato residente fiscale per almeno sei degli ultimi dieci anni e lascia la Francia, con l'obbligo di dichiarare anche le crypto detenute all'estero o in self-custody, secondo Decrypt.
Il 7 ottobre sono passate anche la possibilità di riportare le minusvalenze crypto per dieci anni, con l'I-CF798 di Daniel Labaronne, e, il 9, un aumento della sanzione per le piattaforme che non rispondono al fisco, da 10.000 a 50.000 euro per richiesta, con l'I-CF1756 di Christine Arrighi. Sono stati invece respinti due emendamenti di Paul Midy, tra cui l'esenzione per i pagamenti in crypto sotto i 1.000 euro l'anno. Più che l'inasprimento, colpisce la direzione: tassare il passaggio verso asset regolati, trattenere chi se ne va e rendere visibile ciò che resta fuori dalle piattaforme.
Wallet crypto in Francia in sintesi
Cosa è confermato, cosa no. Fonti: Cryptoast, Journal du Coin, LCP, Decrypt
- Confermato: I-CF821 di Charles de Courson adottato in commissione il 9 ottobre; soglia di 100.000 euro al 31 dicembre, multa fino a 10.000 euro; parte entrate respinta con 31 voti contro, 3 a favore e 2 astenuti.
- Non indicato: numero di voti sull'emendamento, perimetro (chi dichiara, quali wallet), decorrenza, modalità di valutazione e testo originale non letto.
- Da seguire: aula dal 13 ottobre, voto sulle entrate il 20, voto sull'intero bilancio il 17 novembre, poi Senato e commissione mista paritaria; ricorso di merito sulla DAC8.
Perché non è ancora legge
Il voto di commissione non è una legge. La stessa sera del 9 ottobre, poco prima delle 23, la commissione ha respinto la parte entrate del bilancio con 31 voti contrari, 3 favorevoli e 2 astenuti: a favore hanno votato solo i deputati di Ensemble pour la République, secondo LCP. In aula, a partire da martedì 13 ottobre, i deputati ripartono dal testo iniziale del governo, e per Journal du Coin ogni emendamento crypto va ridepositato e rivotato. Nel 2025, quando l'aula respinse la parte entrate, il testo passò al Senato nella versione originale e gli emendamenti sparirono.
Il calendario indicato da Journal du Coin prevede la discussione in aula fino al 19 ottobre, il voto solenne sulle entrate il 20, il voto sull'intero bilancio il 17 novembre, poi il Senato e la commissione mista paritaria a dicembre; il 10 dicembre scade il termine costituzionale dei 70 giorni, dopo il quale il governo potrebbe applicare il bilancio per ordinanza. bitcoin.fr ricorda che, anche in caso di adozione, servono la promulgazione e un eventuale controllo del Consiglio costituzionale. Per stablecoin ed exit tax le fonti indicano una decorrenza dal 1° gennaio 2027; per la dichiarazione dei wallet non abbiamo trovato alcuna data.

E in Italia?
Le norme francesi non si applicano agli investitori residenti in Italia: è una proposta fiscale di un altro Stato, e la nostra lettura è che il suo interesse per chi vive qui sia di metodo. Anche l'Italia ha già un obbligo, il quadro RW della dichiarazione dei redditi, che secondo le indicazioni delle Entrate del 2021 riportate da informazionefiscale.it riguarda le crypto anche se custodite in un wallet con chiave privata; la fonte è datata e le regole sono cambiate dopo, quindi vanno verificate prima di trarne indicazioni. Sul versante delle imposte, il regime amministrato di Cryptosmart mostra la logica opposta a quella francese: l'exchange calcola e versa l'imposta, ma solo sulle crypto che custodisce, mentre quelle su altri exchange o wallet restano a carico dell'utente. Nello stesso pezzo l'aliquota italiana è al 33% nel 2026, con una bozza parlamentare che ipotizza il 26% dal 2027.
La lettura più grande
Il fisco francese sta cercando l'ultimo anello non segnalato della catena: dopo aver chiesto dati alle piattaforme, che nel quadro europeo restano il perno, rivolge lo sguardo ai portafogli che nessun intermediario vede. È uno schema che si ritrova altrove: in Brasile Binance chiederà lo scopo di ogni trasferimento crypto da e verso l'estero per rispettare le regole della banca centrale, e i fornitori di KYC e AML dei CASP europei mostrano quanto l'infrastruttura di identificazione si stia strutturando. L'Europa ha costruito il proprio sistema su intermediari autorizzati: la scadenza MiCA del 1° luglio 2026 ha fissato chi può operare, e un wallet auto-custodito è per definizione fuori da quel perimetro. Per questo la proposta francese è interessante anche se resta fragile: la soglia di 100.000 euro e la sicurezza dei detentori sono il nodo, e la sorte della misura dipende dal bilancio più che dalla crypto, visto che la commissione ha bocciato l'intera parte entrate.
I segnali da seguire sono concreti: se l'I-CF821 viene ridepositato dal 13 ottobre e con quale soglia, il voto sulle entrate del 20 ottobre, il testo originale con perimetro e decorrenza, il ricorso di merito sulla DAC8 al Conseil d'État e l'eventuale risposta sul tema della sicurezza. Finché mancano, la notizia è un voto di commissione su un testo che potrebbe sparire, non un obbligo che i detentori francesi devono già rispettare.



