Fare causa a uno Stato sovrano è una mossa che la maggior parte delle aziende considererebbe inutile. Farla alla Corea del Nord, un Paese che non riconosce nemmeno l'autorità dei tribunali americani, sembra addirittura assurdo. Eppure è esattamente ciò che ha fatto Bybit, uno dei più grandi exchange di criptovalute al mondo, per il furto da 1,5 miliardi di dollari subito lo scorso anno. E, sorprendentemente, sta funzionando.
Un giudice federale americano ha già congelato una parte dei fondi rubati. Ma la notizia più importante non è la causa in sé, è ciò che rende possibile: la natura tracciabile della blockchain permette di inseguire legalmente il denaro rubato anche quando dietro il furto c'è un intero Stato. È la nascita di un nuovo strumento giuridico. Ecco come funziona.
Join us on war against Lazarus - https://t.co/6DnaH1WTId
— Ben Zhou (@benbybit) February 25, 2025
Industry first bounty site that shows aggregated full transparency on the sanctioned Lazarus money laundering activities. V1 includes:
- Becoming a bounty hunter by connecting your wallet and help tracing the fund, when…
Cosa ha fatto Bybit
Andiamo ai fatti. Bybit ha depositato una causa civile presso un tribunale federale di Washington contro tre soggetti: la Corea del Nord, la sua agenzia di intelligence militare, e il famigerato gruppo di hacker Lazarus, che le autorità americane identificano come il braccio informatico del regime responsabile dell'attacco. L'accusa riguarda il furto del febbraio 2025, quando circa 1,5 miliardi di dollari in Ethereum furono sottratti dall'exchange, nel più grande colpo della storia delle criptovalute.
La cosa notevole è che, contemporaneamente al deposito della causa, Bybit ha già ottenuto un primo risultato concreto: un giudice ha emesso un'ingiunzione preliminare che congela una parte degli asset rubati, vietando a chi li detiene di trasferirli o venderli mentre il processo va avanti. Il tribunale ha persino riconosciuto che l'exchange ha dimostrato "una probabilità di successo nel merito", un segnale giuridicamente significativo.
3.4.25 Executive Summary on Hacked Funds:
— Ben Zhou (@benbybit) March 4, 2025
Total hacked funds of USD 1.4bn around 500k ETH, 77% are still traceable, 20% has gone dark, 3% have been frozen.
Breakdown:
- 83% (417,348 ETH, ~$1B) have been converted into BTC with 6,954 wallets (Average 1.71 btc each) . This and…
Il punto realistico: chi paga davvero
Qui serve onestà, perché è facile fraintendere la portata di questa vittoria. La Corea del Nord non si presenterà mai in un tribunale americano, non ne riconosce la giurisdizione, e non possiede beni negli Stati Uniti che possano essere aggrediti. Quindi Bybit non recupererà i suoi soldi facendo pignorare i conti di Pyongyang, sarebbe illusorio pensarlo.
Il congelamento, infatti, non colpisce lo Stato sovrano, ma i cosiddetti "intermediari", cioè le persone e le entità non identificate, indicate in tribunale come "John Doe", che detengono o muovono i fondi rubati per conto degli hacker. Ed è proprio qui che sta l'intuizione strategica. Il denaro rubato, per diventare utilizzabile, deve prima o poi passare attraverso soggetti raggiungibili dalla giustizia occidentale: exchange, servizi di conversione, intermediari finanziari. La causa crea lo strumento legale per colpire quei punti di passaggio, congelando i fondi nel momento in cui emergono dall'ombra.
La causa Bybit in sintesi
Cosa significa davvero il congelamento. Fonte: Bybit, CoinDesk, 2026
- Il furto: ~1,5 miliardi in Ethereum, febbraio 2025, il più grande della storia crypto.
- La causa: contro la Corea del Nord, la sua intelligence e il gruppo Lazarus, a Washington.
- Il congelamento: non colpisce lo Stato, ma gli intermediari che muovono i fondi, quando emergono.
Perché la blockchain rende tutto questo possibile
Ed eccoci al cuore della questione, il motivo per cui questa causa è possibile solo nel mondo crypto. In un furto tradizionale di contanti, una volta che il denaro sparisce nel sistema bancario opaco di un Paese ostile, ritrovarlo è quasi impossibile. Con le criptovalute è diverso, e in un modo controintuitivo. Poiché ogni transazione è registrata in modo permanente e pubblico sulla blockchain, gli investigatori possono seguire i fondi rubati passo dopo passo, anche per anni, osservando dove si spostano.
Questo significa che i soldi rubati non sono mai davvero "al sicuro" per i ladri: restano visibili, marchiati, tracciabili. E nel momento in cui provano a incassarli attraverso un intermediario raggiungibile dalla legge, possono essere bloccati. La causa di Bybit trasforma questa visibilità tecnica in uno strumento giuridico: usa la trasparenza della blockchain per costruire un caso legale e ottenere congelamenti reali. È lo stesso principio che, come abbiamo visto, ha permesso al Tesoro americano di sanzionare le reti che aggirano le sanzioni: la traccia on-chain è indelebile.

La lettura più grande
La causa di Bybit è un precedente storico, al di là del suo esito economico. Come ha detto il fondatore dell'exchange, l'attacco di Lazarus non è stato solo un attacco a una singola azienda, ma un attacco alla fiducia nell'intero settore. Rispondere con gli strumenti della legge, oltre che con la tecnologia, segna una maturazione: il mondo crypto non subisce più passivamente i furti di Stato, ma inizia a costruire gli anticorpi legali per combatterli.
Certo, recuperare denaro da hacker sponsorizzati da uno Stato canaglia resterà difficilissimo, e sarebbe ingenuo aspettarsi miracoli. Ma il vero valore di questa mossa è creare un deterrente e un precedente: dimostrare che rubare criptovalute non garantisce l'impunità, e che ogni tentativo di riciclare quei fondi lascerà una traccia sfruttabile in tribunale. È la costruzione, mattone dopo mattone, di un'infrastruttura giuridica che rende il furto crypto sempre più costoso e rischioso. E, paradossalmente, è proprio la tanto temuta trasparenza della blockchain a rendere possibile questa difesa. Chi vuole capire come proteggere i propri fondi può leggere la nostra guida sulla custodia sicura delle criptovalute.




