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21 giganti finanziari preparano una stablecoin comune: dollaro nel 2027, poi l'euro

21 giganti finanziari, da Goldman Sachs a Deutsche Bank, hanno annunciato una società comune per emettere una stablecoin: dollaro nel 2027, poi euro. Il primo tentativo coordinato della finanza tradizionale di sfidare direttamente USDT e USDC su blockchain pubbliche.

6 min read Come lavoriamo

Per anni le grandi banche hanno guardato alle stablecoin, le criptovalute ancorate al valore di una moneta tradizionale, con un misto di diffidenza e cautela. Ora, però, ventuno tra le più importanti istituzioni finanziarie del mondo, tra cui nomi come Goldman Sachs, Bank of America, Citi, Deutsche Bank e UBS, hanno deciso di passare all'azione, annunciando la creazione di una società comune per emettere una propria stablecoin. Non è più un'ipotesi o uno studio di fattibilità: è un progetto concreto, con una tabella di marcia e una data di lancio.

È una notizia di grande peso, perché segna il momento in cui la finanza tradizionale, nella sua forma più consolidata, decide di scendere in campo direttamente sul terreno delle criptovalute, per sfidare i leader attuali del settore. Questa mossa potrebbe ridisegnare gli equilibri di un mercato in piena espansione. Vediamo cosa prevede il progetto e perché rappresenta una svolta.

Detail | Qivalis
A euro stablecoin intended to be fully regulated, powered by Europe’s leading banks, designed to make digital finance secure, simple, and ready for tomorrow.

Cosa hanno annunciato le banche

Il piano è ambizioso e ben definito nei tempi. Le ventuno istituzioni hanno dichiarato che costituiranno una nuova società, dedicata specificamente alle stablecoin, entro la seconda metà del 2026. L'obiettivo è poi lanciare sul mercato una prima stablecoin ancorata al dollaro americano nella prima metà del 2027. Non si fermeranno lì: dopo il dollaro, il gruppo intende creare stablecoin legate ad altre grandi valute mondiali, e ha indicato esplicitamente l'euro come la priorità immediata successiva.

Gli usi previsti per questa moneta digitale sono molteplici e concreti: dai pagamenti transfrontalieri, notoriamente lenti e costosi con i sistemi tradizionali, al regolamento delle transazioni in asset digitali, fino a impieghi rivolti sia ai grandi clienti istituzionali sia, potenzialmente, al pubblico comune. È importante però mantenere la giusta prospettiva: si tratta per ora di un piano di sviluppo, non di un prodotto già esistente. Molti dettagli cruciali non sono ancora stati definiti, a partire dal nome della società e della moneta, dalla blockchain che verrà utilizzata e da chi custodirà le riserve a garanzia. La strada verso il lancio effettivo, previsto per il 2027, è ancora lunga.

Group of leading international financial institutions to establish stablecoin enterprise
LONDON, NEW YORK — Twenty‑one leading international financial institutions have today announced that they have committed to establish a new company in H2 2026, subject to closing conditions, to support the issuance of a stablecoin solution. The new company, whose name will be announced in due course, intends to operate globally, with its initial focus on a USD‑denominated stablecoin offering and a longer‑term ambition of expanding issuance into stablecoins denominated in additional G7 currencies

Perché questa mossa è diversa dal passato

Qualcuno potrebbe obiettare che le banche parlano di blockchain da anni, spesso senza risultati concreti. Ma questa volta è diverso, e il motivo sta in due parole: scala e concretezza. Il progetto era nato meno di un anno fa con una decina di banche, ed è già più che raddoppiato, arrivando a ventuno partecipanti di primissimo piano da tutto il mondo, dall'America all'Europa fino all'Asia. Non è più un esperimento isolato di un singolo istituto, ma uno sforzo coordinato di una fetta significativa del sistema bancario globale.

La vera novità è che queste istituzioni non stanno più solo "studiando" la tecnologia, ma hanno creato una struttura, definito una roadmap e fissato una finestra di lancio. Questo trasforma la loro iniziativa in uno dei primi e più seri tentativi della finanza tradizionale di competere direttamente, ad armi pari, con i colossi delle stablecoin esistenti su blockchain pubbliche. Il segnale è potente: le banche non vogliono più subire l'innovazione delle criptovalute, ma guidarla, portando la propria solidità, la propria clientela e la propria conformità normativa in un settore finora dominato da attori nativi del mondo crypto. Del resto, che le stablecoin fossero una sfida diretta al loro modello di business lo avevamo visto analizzando l'avvertimento della Banca d'Italia sulla concorrenza tra stablecoin e depositi: ora le banche rispondono passando all'attacco.

La sfida a USDT e USDC

L'obiettivo neanche troppo nascosto di questa operazione è chiaro: intaccare il dominio delle due stablecoin che oggi governano il mercato, controllandone insieme la stragrande maggioranza. Fino a oggi, chiunque volesse usare una stablecoin doveva affidarsi a prodotti emessi da società del mondo crypto. L'arrivo di una stablecoin garantita da un consorzio di banche di primissimo livello offrirebbe un'alternativa dal profilo di rischio percepito come diverso, forte della fiducia e della reputazione di istituzioni secolari.

Che la minaccia sia percepita come reale lo dimostra la reazione immediata del mercato: alla notizia, il valore in Borsa della società che emette una delle principali stablecoin del mondo ha subito un calo sensibile, segno che gli investitori temono l'arrivo di una concorrenza così agguerrita. Va detto che il gruppo bancario non è l'unico a muoversi in questa direzione: esistono altri consorzi, sia americani sia europei, che lavorano a progetti simili, e persino una delle maggiori banche del mondo sta valutando in autonomia una propria stablecoin. Il che conferma che siamo di fronte a una tendenza di fondo, non a un'iniziativa isolata. Questa corsa ricorda quanto sta accadendo anche con altri attori che portano l'euro on-chain, come abbiamo visto con il lancio della stablecoin in euro di Revolut.

Bank of America, Citi and Goldman Sachs Join 21-Firm Push for 2027 Stablecoin Launch - Bitcoin Foundation
Bank of America, Citi and Goldman Sachs join 21 financial giants planning a U.S. dollar stablecoin launch in the first half of 2027.

La lettura più grande

L'ingresso coordinato di ventuno giganti bancari nel mercato delle stablecoin è un momento di svolta che segna la piena maturità e legittimazione di questi strumenti. Quando istituzioni di questo calibro decidono di investire risorse e reputazione per costruire la propria moneta digitale, stanno di fatto dichiarando che le stablecoin non sono una moda passeggera, ma un pezzo fondamentale dell'infrastruttura finanziaria del futuro. È la finanza tradizionale che, dopo aver a lungo osservato, decide di appropriarsi della tecnologia e di plasmarla a propria immagine, con le proprie regole e le proprie garanzie. Un movimento che si affianca a quello delle infrastrutture pubbliche, come il progetto della Banca Centrale Europea per la finanza tokenizzata.

Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, questa vicenda accelera enormemente la fusione tra finanza tradizionale e mondo crypto: una stablecoin bancaria, conforme alle regole e sostenuta da nomi noti, potrebbe convincere milioni di utenti e aziende finora diffidenti ad avvicinarsi a questi strumenti. Dall'altro, si apre una battaglia competitiva affascinante tra due mondi: i pionieri nativi del settore, che hanno costruito il mercato, e i nuovi entranti istituzionali, che portano scala e fiducia. Chi vincerà questa sfida, e se i due modelli finiranno per coesistere o scontrarsi, è una delle domande più interessanti per il futuro della finanza. Una cosa, però, è ormai certa: le stablecoin sono uscite definitivamente dalla nicchia e sono diventate un campo di battaglia strategico per i giganti del denaro. Per capire meglio di cosa si tratta, resta utile la nostra guida su cosa sono le stablecoin e come funzionano.

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