Visa, il colosso dei pagamenti che tutti conosciamo per la carta nel portafoglio, ha appena compiuto un passo che merita attenzione ben oltre il mondo delle criptovalute. L'azienda ha annunciato un nuovo modello che collega i propri dati di regolamento delle transazioni al credito concesso direttamente sulla blockchain, per finanziare i programmi di carte legate alle stablecoin. Il segnale della portata di questo cambiamento è nei numeri: il volume di transazioni regolate in stablecoin sulla rete Visa ha superato un ritmo annualizzato di oltre 20 miliardi di dollari, più di quindici volte il livello di un anno fa. Il lending on-chain di Visa entra così nell'economia reale dei pagamenti.
Ma la cifra sui volumi, per quanto impressionante, non è la parte più interessante di questa storia. Il punto davvero significativo è cosa Visa sta cercando di risolvere con questa infrastruttura: non un modo per speculare, ma un problema molto concreto e antico quanto il commercio stesso, quello del capitale circolante. Vediamo di cosa si tratta e perché è un segnale importante.

Il problema che Visa vuole risolvere
Per capire la portata dell'iniziativa, bisogna partire da un problema molto pratico che affligge le aziende fintech che gestiscono programmi di carte di pagamento, comprese quelle legate a stablecoin. Ogni giorno, queste società devono "anticipare" il denaro per regolare le transazioni dei propri clienti, prima ancora di ricevere effettivamente i fondi corrispondenti. È un classico problema di liquidità a breve termine: serve capitale disponibile subito, mentre gli incassi arrivano con un certo ritardo. Per le aziende più piccole o in rapida crescita, procurarsi questo capitale attraverso i canali di finanziamento tradizionali può essere lento, complesso e richiedere una lunga storia operativa che spesso non hanno ancora.
Ed è qui che entra in gioco l'idea di Visa. Il mondo del credito on-chain esiste già da tempo ed è cresciuto moltissimo: dal 2020, secondo i dati della stessa Visa, sono stati erogati prestiti denominati in stablecoin per un valore complessivo di quasi 700 miliardi di dollari attraverso protocolli decentralizzati, creando un mercato del credito che funziona ventiquattro ore su ventiquattro. Il problema, però, è che questa enorme liquidità è rimasta quasi interamente confinata dentro i mercati delle criptovalute, senza toccare in modo significativo le attività e i pagamenti che le persone usano ogni giorno. Visa vuole essere il ponte che porta questo capitale fuori da quel recinto. Un tema che si intreccia con quanto abbiamo raccontato a proposito della trasformazione delle stablecoin in semplici binari di pagamento invisibili all'utente.

Rubail Birwadker, Global Head of Growth Products and Partnerships di Visa:
“Trusted payment data and onchain technologies can work together to unlock new forms of liquidity.”
Come funziona in pratica, con esempi reali
Il meccanismo concreto si basa su una collaborazione con una società specializzata in questo tipo di finanziamenti. Il modello combina i dati di regolamento delle transazioni raccolti dalla rete di Visa con le informazioni registrate direttamente sulla blockchain, ottenendo così un quadro affidabile e in tempo reale di come sta andando un determinato programma di pagamento. Sulla base di questi dati, e con il consenso del cliente, un contratto intelligente automatizza l'intero processo: eroga il finanziamento, gestisce le garanzie collaterali e ne organizza il rimborso, senza bisogno di lunghe pratiche manuali.

I risultati fin qui sono notevoli. Il modello ha già finanziato oltre 2,5 miliardi di dollari di volumi di regolamento dal 2023, con zero episodi di insolvenza tra le realtà che vi hanno partecipato. Due casi concreti aiutano a capire come funziona nella pratica. Una società di pagamenti ha utilizzato questo meccanismo fin dal 2023 per finanziare i propri regolamenti quotidiani, arrivando a movimentare circa 2 miliardi di dollari attraverso migliaia di operazioni di prestito e rimborso automatizzate sulla blockchain, sempre senza default. Un'altra azienda, specializzata in carte per i viaggi, ha invece utilizzato proprio questo tipo di finanziamento come parte del proprio lancio sul mercato, raccogliendo importanti capitali anche da investitori istituzionali di rilievo. Un ulteriore segnale di maturità del sistema è che, con l'ingresso di sempre più finanziatori in questo meccanismo, i costi del credito per le aziende che ne usufruiscono sono scesi di circa il 30%.
Visa e il credito on-chain: i numeri
L'infrastruttura in cifre. Fonte: Visa, 2026
- Settlement stablecoin: oltre 20 miliardi di dollari annualizzati, 15 volte in più rispetto a un anno fa.
- Credito finanziato: oltre 2,5 miliardi dal 2023, zero default tra i partecipanti.
- Programmi attivi: oltre 160 programmi di carte stablecoin, volumi di pagamento quasi triplicati.
Perché è un segnale di convergenza vero, non hype
Ed eccoci al punto che rende questa notizia diversa da tante altre annunciate con toni entusiastici nel settore. La distinzione è cruciale: questo non è un caso di finanza decentralizzata usata per scopi puramente speculativi, come prendere in prestito una criptovaluta per scommettere su un'altra. È l'uso del credito on-chain per finanziare un'attività economica concreta e tradizionale, quella dei pagamenti quotidiani delle persone.

Questa distinzione è quello che rende l'iniziativa di Visa un segnale genuino di convergenza tra la finanza decentralizzata e l'infrastruttura finanziaria tradizionale, non un semplice esperimento di marketing. Un colosso dei pagamenti con decenni di storia sta usando gli strumenti tipici della blockchain, come i contratti intelligenti e la trasparenza dei dati on-chain, per risolvere un problema di sostanza che riguarda migliaia di aziende reali. È lo stesso principio di fondo che avevamo osservato a proposito del consorzio di grandi banche europee che sceglie una blockchain pubblica per il proprio euro digitale: le istituzioni tradizionali non temono più l'infrastruttura pubblica, ma cercano di sfruttarla per risolvere problemi concreti.
Ancora più interessante tecnicamente è Chris Walker, founder e CEO di Credit Coop, perché spiega perché il modello può funzionare:
“Payment companies have always had good collateral in their settlement receivables.”
La lettura più grande
La mossa di Visa racconta una storia importante su dove sta andando davvero l'innovazione nel mondo dei pagamenti digitali. Per anni, la finanza decentralizzata è stata vista principalmente come un parco giochi per investitori esperti e speculatori, un mondo parallelo e autoreferenziale rispetto all'economia reale. Questa iniziativa dimostra che la sua vera utilità potrebbe emergere proprio quando i suoi strumenti, la trasparenza dei dati, l'automazione tramite contratti intelligenti, l'operatività continua, vengono applicati a problemi concreti dell'economia di tutti i giorni, come il finanziamento del capitale circolante.
Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, questo caso è un esempio istruttivo di cosa significhi davvero "adozione" per le criptovalute: non necessariamente milioni di persone che comprano token, ma le infrastrutture sottostanti che vengono silenziosamente integrate nei processi di aziende enormi come Visa, migliorandone l'efficienza senza che l'utente finale se ne accorga nemmeno. Dall'altro, casi come quello di Rain o Karta mostrano un percorso replicabile e concreto per altre fintech, aprendo la strada a un mercato del credito basato sui dati di pagamento che potrebbe crescere rapidamente nei prossimi anni. Il messaggio di fondo è chiaro: la vera rivoluzione della blockchain nella finanza tradizionale non passa necessariamente da annunci roboanti, ma da questi passaggi tecnici e silenziosi, capaci di rendere più efficiente ed economico un problema di business vecchio quanto il commercio stesso. Per capire meglio questi strumenti, resta utile la nostra guida su cosa sono le stablecoin.




