Mentre l'attenzione mediatica si concentra spesso sulle criptovalute più speculative, in Italia sta avvenendo una trasformazione silenziosa ma di enorme portata: la tokenizzazione, cioè la trasformazione di strumenti finanziari tradizionali in versioni digitali su blockchain, sta uscendo dalla fase sperimentale per entrare in operazioni finanziarie reali e pienamente regolamentate. Una recente intervista al vertice di BlockInvest, la società tecnologica al centro di molte di queste operazioni, offre un quadro sorprendente di quanto il mercato dei capitali italiano stia già cambiando.

È una storia importante perché vi convergono alcuni dei nomi più solidi della finanza istituzionale del Paese, da UniCredit alla Cassa Depositi e Prestiti, fino a Banca d'Italia. E soprattutto perché segna un passaggio decisivo: da progetti dimostrativi a strumenti che finanziano davvero le imprese. Vediamo cosa sta succedendo e perché rappresenta una svolta.
Il salto di qualità: il regolamento in moneta di banca centrale
L'elemento più innovativo emerso riguarda il regolamento delle operazioni. In una transazione recente, un'obbligazione tokenizzata è stata regolata utilizzando "moneta di banca centrale" attraverso i sistemi della Banca d'Italia, nell'ambito delle sperimentazioni europee sull'euro digitale destinato agli scambi tra istituzioni finanziarie. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma è in realtà un passaggio cruciale.
Fino a poco tempo fa, la parte "digitale" di queste operazioni riguardava solo la rappresentazione del titolo su blockchain, mentre il pagamento avveniva con i sistemi tradizionali. Il fatto che ora anche il regolamento possa avvenire con moneta emessa dalla banca centrale, sulla stessa infrastruttura, chiude il cerchio e rende l'intero processo nativamente digitale e sicuro. È la differenza tra un esperimento parziale e un'operazione finanziaria completa, con il massimo grado di garanzia possibile, quello della moneta di banca centrale. Un traguardo che colloca l'Italia tra i Paesi più avanzati in questa sperimentazione.
Quando una grande banca ci mette i soldi
Che non si tratti più di semplici esercizi teorici lo dimostra un fatto concreto: le grandi istituzioni finanziarie stanno investendo denaro vero in questa infrastruttura. UniCredit, una delle principali banche europee, ha acquisito una partecipazione di circa il 16% in BlockInvest con un investimento di 4 milioni di euro, portando la valutazione della società attorno ai 25 milioni. Non è l'unico grande nome coinvolto: tra i soci figura anche il gruppo francese Crédit Agricole.
Questo tipo di investimento è un segnale potente. Quando una banca di quelle dimensioni decide di entrare nel capitale di una società tecnologica specializzata nella tokenizzazione, significa che considera questa tecnologia non una moda passeggera, ma una parte strategica del futuro dei mercati finanziari. La società, inoltre, è stata selezionata dalla Banca d'Italia per progetti sulla blockchain ed è entrata in un programma dedicato di Borsa Italiana, ulteriori conferme della sua crescente rilevanza istituzionale. È il segno che la finanza tradizionale italiana ha smesso di guardare a questa tecnologia con scetticismo e ha iniziato a costruirci sopra.
La tokenizzazione italiana esce dal laboratorio
I segnali della svolta. Fonte: UniCredit, Il Sole 24 Ore, 2026
- Regolamento in moneta di banca centrale: un bond tokenizzato regolato via Banca d'Italia, nell'euro digitale wholesale.
- UniCredit investe: 4 milioni per il 16% di BlockInvest. Tra i soci anche Crédit Agricole.
- Operazioni reali: un minibond da 5 milioni per una PMI, con UniCredit, CDP e garanzia SACE.
Un caso concreto: il minibond per l'innovazione
Per capire cosa significhi tutto questo nella pratica, l'esempio migliore è un'operazione che ha coinvolto una media impresa italiana. Una società specializzata in supercalcolo e intelligenza artificiale ha finanziato la propria crescita, incluso l'ampliamento di un data center, attraverso l'emissione di un minibond, cioè un'obbligazione pensata per le piccole e medie imprese, da 5 milioni di euro. La particolarità è che questo titolo è stato interamente digitalizzato e registrato su una blockchain pubblica, in piena conformità con la normativa italiana sul fintech.

A rendere l'operazione ancora più significativa è stata la platea di attori coinvolti: il titolo è stato strutturato e sottoscritto da UniCredit insieme alla Cassa Depositi e Prestiti, l'istituzione finanziaria dello Stato, con una garanzia parziale fornita da SACE, la società pubblica per l'assicurazione del credito. Avere insieme una grande banca, la cassa depositi statale e una garanzia pubblica su un'operazione basata su blockchain pubblica dimostra un livello di fiducia istituzionale senza precedenti. Non è più il territorio degli sperimentatori isolati, ma quello della finanza che conta. Questa vicenda si affianca ad altre operazioni italiane recenti, come l'investimento di Azimut nel gruppo Young Platform, a conferma di un movimento più ampio.
Perché questa storia è importante
Al di là dei singoli dettagli, questa vicenda racconta una trasformazione profonda del sistema finanziario italiano, con diverse implicazioni che vale la pena mettere a fuoco. La prima è che la tokenizzazione non è più una promessa per il futuro, ma una realtà operativa del presente. Strumenti finanziari veri, che finanziano imprese vere, vengono oggi emessi e gestiti su blockchain, con vantaggi concreti in termini di efficienza, trasparenza e rapidità dei trasferimenti.

La seconda implicazione riguarda il ruolo dell'Italia. Il nostro Paese, spesso percepito come lento nell'innovazione finanziaria, si sta invece dimostrando un terreno fertile per queste sperimentazioni avanzate, complice anche un quadro normativo, il cosiddetto Decreto FinTech, che ha fornito le basi legali per operare. La terza, e forse più importante, è la convergenza tra pubblico e privato, tra finanza tradizionale e nuova tecnologia. Vedere banche private, istituzioni pubbliche e la stessa banca centrale collaborare su questi progetti indica che la tokenizzazione sta diventando un pezzo dell'infrastruttura finanziaria nazionale. Come abbiamo visto parlando degli obblighi del mercato crypto italiano, è nel rispetto delle regole che questa innovazione trova la sua forza.
Lorenzo Rigatti on Revolutionizing Finance with Blockchain | BlockInvest CEO Interview
La lettura più grande
La storia di queste operazioni italiane, al di là dei tecnicismi, è la dimostrazione di come una tecnologia nata ai margini del sistema finanziario stia entrando nel suo cuore. La tokenizzazione degli asset del mondo reale, di cui tanto si parla a livello globale come di una delle grandi tendenze del futuro, in Italia sta già producendo risultati concreti, con il coinvolgimento delle massime istituzioni finanziarie del Paese. Non è un'anticipazione di ciò che verrà, ma una fotografia di ciò che già accade.
Per l'osservatore, la lezione è chiara. Il mondo della blockchain e degli asset digitali è molto più ampio e serio delle sole criptovalute volatili che dominano i titoli dei giornali. La sua applicazione forse più promettente, quella alla finanza tradizionale, sta trasformando silenziosamente il modo in cui le imprese si finanziano e i capitali si muovono. E l'Italia, in questo campo, non è a guardare, ma tra i protagonisti. Il passaggio dai progetti dimostrativi alle operazioni reali, con il suggello della moneta di banca centrale, segna probabilmente l'inizio di una nuova fase, in cui la finanza digitale non è più il futuro, ma il presente. Chi vuole approfondire può leggere la nostra guida su cosa sono gli asset tokenizzati.





