Fortezza monetaria di un emittente di stablecoin assediata da una coalizione di torri collegate in rete che le sottraggono il flusso di rendimento.
  • Home
  • Stablecoins
  • Open USD, il consorzio da 140 aziende che attacca Circle: perché non è l'ennesima stablecoin
Di Giulia Ferrante immagine profilo Giulia Ferrante
3 min read

Open USD, il consorzio da 140 aziende che attacca Circle: perché non è l'ennesima stablecoin

Oltre 140 aziende, da Visa a BlackRock, lanciano Open USD e Circle crolla del 17% in borsa. Non è una nuova stablecoin: è un attacco al modello di ricavo che ha reso ricchi Tether e Circle.

Il 30 giugno oltre 140 tra le più grandi aziende del mondo, da Visa a Mastercard, da BlackRock a Stripe, hanno annunciato una nuova stablecoin in dollari, Open USD. Poche ore dopo, il titolo di Circle, l'emittente di USDC, perdeva fino al 17% in una sola seduta.

Quella reazione dice tutto. Perché la vera notizia non è l'ennesima moneta digitale: è un attacco frontale al modello di business che ha reso ricchi gli emittenti di stablecoin.

Cosa è successo

Il consorzio si chiama Open Standard, e la moneta OUSD. La lista dei fondatori è impressionante e trasversale: accanto ai circuiti di pagamento Visa, Mastercard e American Express ci sono il gestore BlackRock, banche come BNY, Standard Chartered, BBVA e DBS, i nativi crypto Coinbase, Aave, MetaMask e Solana, e i giganti tech Google, Shopify e DoorDash. A guidarla è Zach Abrams, cofondatore di Bridge, l'azienda di infrastruttura stablecoin che Stripe ha acquistato per oltre un miliardo.

Il lancio pieno è atteso entro fine 2026, nativo su Solana e poi su altre reti. Ma il segnale è già arrivato, e i mercati lo hanno letto in modo inequivocabile.

Perché conta: la posta è il float

Qui sta il cuore della storia. Una stablecoin è garantita da riserve in dollari, di solito investite in titoli di Stato a breve, e quegli interessi sono il tesoro dell'emittente. Circle ricava circa il 95% dei suoi introiti proprio da lì. È il modello "l'emittente si tiene il float", lo stesso che ha costruito la fortuna di Tether e Circle.

Open USD lo capovolge. Nessuna commissione per emettere e riscattare, nessun limite di volume, e soprattutto quasi tutti i rendimenti delle riserve restituiti alle aziende partner, al netto di una piccola fee di gestione. In pratica, invece di regalare il float all'emittente, chi muove i volumi se lo tiene. È un modello che somiglia più a un circuito come Visa che a un emittente tradizionale, e attacca esattamente il punto debole di un mercato dove USDT vale il 62% e USDC circa il 25%.

Il mercato che Open USD vuole scardinare

Quote del mercato stablecoin (~300 mld $). Fonte: CoinGecko, aprile 2026

300mld $ totali
  • USDT (Tether): ~62%
  • USDC (Circle): ~25%
  • Altri, dove punta OUSD: ~13%

I due ritorni che pesano

Due presenze nella lista raccontano più di ogni comunicato. La prima è Coinbase: nel 2018 aveva co-fondato con Circle il consorzio Centre, l'organo che governava USDC, sciolto nel 2023 con Circle che pagò oltre 200 milioni in azioni per riprendersi il pieno controllo. Oggi Coinbase torna a un modello di consorzio, ma stavolta a 140 e con i rendimenti condivisi per statuto, proprio mentre il suo accordo di distribuzione con Circle è in scadenza ad agosto. Un tempismo che è esso stesso un messaggio negoziale.

La seconda è Ripple, che mantiene la sua RLUSD ma entra in OUSD come partner di integrazione dal primo giorno, posizionando il suo ledger come uno dei binari possibili. È la stessa logica lucida della sua strategia regolatoria: incassa il traffico qualunque stablecoin vinca. Nel frattempo l'Europa costruisce la sua strada con EURXT di Crédit Agricole.

Il rovescio: 140 partner sono una forza e un rischio

La prudenza è d'obbligo, e gli analisti si dividono. Per Dragonfly la lista è una minaccia reale al business di Circle, ma con un avvertimento netto: i consorzi sono difficili e si rompono facilmente, perché allineare gli incentivi di 140 aziende è raro. Altri parlano di reazione esagerata, ricordando che esistono già consorzi simili come il Global Dollar Network di Paxos che non hanno spostato gli equilibri.

C'è poi il precedente scomodo che nessuno cita volentieri: Libra, il progetto di stablecoin di Facebook, nacque con un consorzio altrettanto stellare e si dissolse sotto il peso delle sue contraddizioni. La differenza, questa volta, è il contesto normativo: il GENIUS Act ha dato regole chiare, e i partner sono processori di pagamento regolamentati, non solo tech company. Ma la prova vera è una sola, e non è il numero di loghi. Sarà quanti di quei 140 partner instraderanno volumi reali su OUSD invece che sulle stablecoin con cui già lavorano. Quella verifica inizia solo al lancio. Il quadro resta consultabile sul sito di Open Standard e sui filing di Circle depositati alla SEC.

Di Giulia Ferrante immagine profilo Giulia Ferrante
Aggiornato il
Stablecoins News
Consent Preferences