Vai al contenuto

Tecnologia per la difesa: il settore cresce ma l'Italia arranca

Crescono gli investimenti nella tecnologia e nella difesa in Europa, data la cornice geopolitica, ma l'Italia non è al passo.

3 min di lettura Come lavoriamo

Le startup europee della def-tech raccoglieranno circa 10,5 miliardi di dollari di finanziamenti, entro la fine del 2026. Si tratta di una cifra considerevole, dalla quale l'Italia sarà però toccata soltanto marginalmente. Gli investimenti, infatti, resteranno concentrati nell’Europa centro-settentrionale.

È una situazione che non stupisce, considerando quando il nostro paese sia indietro sul fronte della tecnologia. È sotto gli occhi di tutti quanto siamo attardati nel campo dell'IA o in quello della blockchain, soltanto per citare due tra i concetti che ci stanno più a cuore, in SpazioCrypto. Da un lato, questo ritardo è riconducibile a un ecosistema industriale sui generis, per così dire, piuttosto lontano dalle frontiere innovative e legato ad altri settori, e a un mercato del venture capital non maturo come quello scandinavo. Dall'altro, la situazione si deve a un'opinione pubblica che tra annunci, rinvii, ripensamenti e posizioni politiche forti fatica a fornire prospettive attraenti a chi desideri investire nella difesa.

La fotografia del quadro europeo

Il rapporto firmato Dealroom sulla situazione europea degli investimenti nel campo della tecnologia al servizio della difesa fotografa un’Europa che recupera terreno in questo ambito, sebbene gli Stati Uniti, leader di questa corsa restino ben lontani.

Gli USA assorbono ancora il 75% dei capitali di rischio per la difesa nei Paesi Nato e alleati, una percentuale in netto calo rispetto al 2021, quando il dato era pari al 93%. Salendo al 21%, dal 15% dell’anno scorso, la UE è passata da 2,2 a 5,4 miliardi di dollari. Il vecchio continente sta dunque recuperando terreno, dal punto di vista tecnologico. Il settore è uno dei più dinamici, a livello mondiale, e non è un caso se la difesa pesi per il 15% del venture capital nell’UE, contro il 6,2% di incidenza nel 2025.

All’interno di questo macro-dato occorre specificare come simili investimenti abbiano una chiara collocazione geografica. La Germania guida con 3,5 miliardi di euro spesi; seguita dalla Finlandia con 1,2 miliardi, pressoché interamente raccolti dall'azienda di sorveglianza satellitare Iceye, che vale 1.1 miliardi; dal Regno Unito, con 932 milioni e dalla Francia, con 376. La sola area di Monaco di Baviera, sede della maggior parte delle startup def-tech tedesche, ha attratto circa 3 miliardi di dollari.

Sul piano tecnologico, droni e sistemi autonomi valgono il 74% dei fondi nell’UE e il 77% nel Regno Unito, contro il 57% degli Stati Uniti. Solo i velivoli senza pilota hanno raccolto 4,7 miliardi, in Europa.

Una strategia ben definita

L'Unione Europea vuole recuperare la distanza che la separa dai grandi player mondiali del tech, a cominciare da USA e Cina, come ha esternato Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell'UE, tenuto a settembre. La strategia è stata definita ma il volume di investimenti è ancora troppo lontano da quello che Stati Uniti e tigre asiatica stanno riversando nel settore: l'Europa non sembra in grado di rendersi competitiva contro due attori tanto imponenti.

Il settore tecnologico è tra i più forti, trainato dalla corsa globale all'intelligenza artificiale, e la difesa è tornata a essere una preoccupazione per molti, dopo circa tre decenni nei quali l'Occidente non era stato direttamente toccato dalle guerre, dal termine del conflitto jugoslavo.

È dunque comprensibile, data l'attualità economica e geopolitica, destinare fondi e capitali a un ambito che unisca questi due elementi. La guerra, come sappiamo bene seguendo le meste vicende ucraine, è ormai condotta da droni senza pilota coordinati da lontano e avere una supremazia tecnologica significa disporre di forze d'attacco più efficaci, precise e letali.

Il caso Italia

Relativamente al nostro Paese, il problema non è la mancanza di know how, bensì la difficoltà a tradurlo in operatività e a creare imprese capaci di crescere ai ritmi degli omologhi europei. La fondazione di un esercito dell'UE nel quale far confluire tutte le forze armate dei Paesi membri, soluzione cui molti aspirano, potrebbe servire a dotare tutti i 27 di difese di livello più elevato.

Contenuto promozionale