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Qivalis ottiene la licenza olandese: quattro banche italiane nella stablecoin euro

Qivalis ha ottenuto dalla banca centrale olandese la licenza come istituto di moneta elettronica. UniCredit, Intesa Sanpaolo, BPER e Banca Sella partecipano al consorzio, ma il token non è ancora emesso.

6 min di lettura Come lavoriamo

Il 14 ottobre 2026 la stablecoin euro di Qivalis ha superato un passaggio decisivo: la società, sostenuta da 37 banche europee, ha annunciato l’autorizzazione olandese per preparare il token. Quattro banche italiane partecipano al consorzio, ma il token non è ancora disponibile: la differenza tra autorizzazione dell’emittente e lancio del prodotto è il punto decisivo.

Per questa ricostruzione abbiamo consultato documenti dell’emittente, pagine istituzionali e cronache specialistiche. La licenza è dichiarata da Qivalis; la scheda nominativa nel registro DNB non è stata verificata, e non attribuiamo al regolatore dichiarazioni non pubblicate.

Detail | Qivalis
A euro stablecoin intended to be fully regulated, powered by Europe’s leading banks, designed to make digital finance secure, simple, and ready for tomorrow.

La licenza cambia lo stato del progetto, non l’offerta al pubblico

Il 14 ottobre 2026 Qivalis B.V., società con sede ad Amsterdam, ha annunciato di aver ricevuto da De Nederlandsche Bank l’autorizzazione a operare come istituto di moneta elettronica. Il consorzio riunisce 37 banche di 15 Paesi europei e vuole emettere un token di moneta elettronica ancorato all’euro. È un avanzamento normativo verificabile: il comunicato specifica che la licenza soddisfa una condizione essenziale per l’emissione, ma colloca il debutto del token nei mesi successivi. Non descrive una stablecoin già acquistabile, un servizio retail già aperto o un sistema di pagamento già in produzione.

Il sito ufficiale contiene una precisazione ancora più netta: Qivalis è autorizzata come istituto di moneta elettronica, ma al 14 ottobre non emette moneta elettronica né offre servizi di pagamento al pubblico. Per chi segue l’evoluzione di Qivalis, la distinzione è il fatto centrale della giornata. L’autorizzazione dell’istituto non equivale al completamento di tutti i passaggi necessari per distribuire l’EMT. Il white paper richiesto dal regolamento MiCA deve ancora essere pubblicato, e il comunicato non indica il giorno esatto dell’emissione.

Che cosa autorizza la banca centrale olandese

La licenza IMEL riguarda la capacità giuridica della società di operare come emittente di moneta elettronica sotto vigilanza olandese. Qivalis prevede di utilizzare questa base per un electronic money token, cioè una stablecoin il cui valore di riferimento è una singola valuta ufficiale. Il comunicato parla di riserva integrale e di distribuzione tramite intermediari qualificati. Non pubblica però un documento di offerta definitivo, una tabella commissionale, l’elenco dei wallet supportati o le condizioni contrattuali applicabili agli utilizzatori finali.

Public register
The public registers of De Nederlandsche Bank (DNB) list financial institutions active in the Netherlands.

Il passo si inserisce nella cornice MiCA, che disciplina emissione, rimborso e informazioni per gli EMT nell’Unione. Le scelte operative sulle riserve sono particolarmente sensibili: a settembre il Sistema europeo di banche centrali aveva proposto di rivedere alcuni vincoli sui depositi bancari. SpazioCrypto ha già ricostruito la proposta delle banche centrali sulle riserve MiCA. È un dibattito aperto, non una modifica normativa già entrata in vigore.

Quattro banche italiane partecipano, ma non emettono il token

La componente italiana non è marginale. L’elenco ufficiale pubblicato da Qivalis il 20 maggio identifica UniCredit e Banca Sella tra i membri già presenti, mentre Intesa Sanpaolo e BPER sono entrate con l’espansione del consorzio. Si tratta dunque di quattro banche italiane coinvolte nella compagine societaria di un progetto europeo. Questo non significa che ciascuna abbia ottenuto una licenza autonoma per emettere il token, né che i correntisti italiani lo troveranno immediatamente nelle rispettive applicazioni.

La notizia aggiunge un passaggio concreto a l’annuncio precedente sulla scelta di Ethereum, pubblicato da SpazioCrypto a settembre. Allora l’autorizzazione era ancora pendente; ora la società dichiara di averla ottenuta. Il collegamento tra le due storie è quindi un aggiornamento sostanziale, non una ripetizione. La comunicazione del 14 ottobre, però, non conferma una data di attivazione della rete, un contratto del token o la distribuzione presso le quattro banche italiane.

Cronologia delle tappe pubbliche di Qivalis, dal consorzio all'autorizzazione olandese, senza confondere la licenza con il lancio.
Cronologia delle tappe pubbliche di Qivalis, dal consorzio all'autorizzazione olandese, senza confondere la licenza con il lancio.

Il modello B2B2X sposta la distribuzione agli intermediari

Qivalis descrive il proprio modello commerciale come B2B2X: l’emittente lavora con controparti idonee che potranno distribuire il token e sviluppare servizi per altre imprese o utilizzatori. Tra queste controparti indica banche, exchange, prestatori di servizi di pagamento e operatori di infrastrutture finanziarie. Il vantaggio ipotizzato è separare il ruolo dell’emittente da quello dei soggetti che intrattengono il rapporto con i clienti. Restano da conoscere le condizioni effettive di accesso, i mercati serviti per primi e le verifiche richieste agli intermediari.

Una stablecoin in euro potrebbe essere utilizzata per regolare pagamenti tra imprese o transazioni di strumenti finanziari tokenizzati senza passare ogni volta da una valuta digitale denominata in dollari. Si tratta di usi previsti dal consorzio, non di volumi già osservati. Per capire perché la questione non si risolve dentro un singolo Paese, è utile l’analisi FSB sui rischi transfrontalieri: emissione, riserve, trasferimenti e rimborsi possono coinvolgere giurisdizioni diverse, con conseguenze per la vigilanza.

La competizione non è solo con le stablecoin in dollari

Il progetto si presenta come un’infrastruttura europea per portare l’euro nei mercati on-chain. La dimensione politica è evidente nelle parole del CEO Jan-Oliver Sell, che collega regole europee e autonomia dei pagamenti. Ma la concorrenza non riguarda soltanto token in dollari come USDC e USDT. Le banche e l’Eurosistema stanno lavorando anche a strumenti di regolamento basati su moneta di banca centrale e depositi tokenizzati. Sono architetture differenti, con destinatari e diritti diversi.

Nel caso italiano il confronto è particolarmente concreto: il progetto pilota italiano dell’euro digitaleriguarda una possibile forma di moneta pubblica per i pagamenti, mentre Qivalis intende emettere un token privato sotto regole europee. Nessuno dei due progetti autorizza a considerarli equivalenti. La licenza di Qivalis è un risultato dell’emittente; il percorso dell’euro digitale dipende da decisioni legislative e da una sperimentazione distinta.

Le quattro banche italiane presenti nel consorzio europeo Qivalis, secondo gli elenchi ufficiali.
Le quattro banche italiane presenti nel consorzio europeo Qivalis, secondo gli elenchi ufficiali.

I rischi che la licenza non elimina

Il modello di riserva integrale annunciato da Qivalis non elimina automaticamente il rischio operativo, quello di liquidità o quello legato alle controparti che distribuiranno il token. Serviranno dettagli su custodia delle riserve, rimborsi, eventuali interruzioni tecniche, procedure di blocco e accesso degli utenti. Il comunicato del 14 ottobre non contiene queste informazioni. È corretto evitare sia l’etichetta di prodotto già disponibile sia la promessa che una stablecoin bancaria sia priva di rischio.

Il quadro delle stablecoin estere è oggetto di un dibattito parallelo tra autorità. SpazioCrypto ha raccontato il dibattito italiano e tedesco sulle stablecoin estere, che riguarda la mobilità delle riserve tra entità collegate e il coordinamento dei controlli. La questione vale come contesto, non come prova di un problema specifico di Qivalis. Anche il confronto tra USDT e USDC mostra perché conformità normativa, liquidità e diritto di rimborso sono variabili diverse.

Qivalis in sintesi

Cosa è confermato, cosa no

  • Confermato: Qivalis ha annunciato il 14 ottobre 2026 una licenza IMEL olandese; il consorzio conta 37 banche di 15 Paesi, incluse quattro italiane. Il token non è ancora emesso.
  • Non indicato: Data esatta di lancio, white paper finale, commissioni, contratti del token, disponibilità presso i clienti delle banche italiane.
  • Da seguire: Pubblicazione del white paper MiCA, calendario dell’emissione, partner di distribuzione e modalità di rimborso.

La lettura più grande

La nostra lettura, che dichiariamo come tale, è che la licenza sposti Qivalis da una promessa industriale a una fase regolamentare più avanzata, senza trasformarla ancora in un’infrastruttura di pagamento operativa. Il valore della notizia non sta nella presunta nascita di una nuova moneta già circolante, ma nel fatto che un emittente sostenuto da molte banche europee ha completato un passaggio istituzionale preciso. Per l’Italia, la presenza di quattro soci bancari rende la vicenda direttamente rilevante, pur lasciando aperta la questione dell’offerta effettiva ai clienti.

I segnali da seguire sono il white paper, il giorno della prima emissione, l’elenco dei distributori, le reti effettivamente abilitate e le condizioni di rimborso. Solo quei documenti permetteranno di confrontare l’architettura annunciata con il servizio reale. La licenza è una condizione necessaria nel percorso descritto da Qivalis, non la prova che tutti gli altri passaggi siano stati completati.

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