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Tether sempre più salvadoregna: il miliardario italiano Giancarlo Devasini cambia cittadinanza

Un'inchiesta de L'Espresso con ICIJ rivela che Giancarlo Devasini, l'uomo più ricco d'Italia e patron di Tether, ha ottenuto la cittadinanza di El Salvador, insieme ad altri vertici. Non è gossip: è la geopolitica delle stablecoin che si ridisegna.

5 min read Come lavoriamo

L'uomo più ricco d'Italia non è un industriale del lusso o dell'automobile, ma un ex chirurgo plastico torinese che ha costruito un impero sulle criptovalute: Giancarlo Devasini, la mente dietro Tether, la stablecoin più usata al mondo. E oggi, secondo un'inchiesta giornalistica di rilievo internazionale, quest'uomo ha in tasca un nuovo passaporto, quello di El Salvador, il piccolo Stato centroamericano diventato il paradiso dei bitcoin.

La notizia, però, va ben oltre il caso personale di un miliardario. Racconta una storia più grande, fatta di fiscalità, geopolitica e del potere crescente delle stablecoin, che vale la pena capire. Perché quando il vertice della più importante azienda del settore sposta cittadinanza e quartier generale, non è un capriccio: è una strategia. Ecco cosa rivela.

Cosa dice l'inchiesta

Andiamo ai fatti, così come emergono dall'inchiesta pubblicata da L'Espresso insieme al Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi e al quotidiano francese Le Monde. Secondo i documenti esaminati, Giancarlo Devasini e la moglie risultano cittadini salvadoregni dall'inizio del 2025. E non sono i soli: la stessa acquisizione della cittadinanza avrebbe riguardato anche altri vertici di Tether, tra cui l'amministratore delegato Paolo Ardoino e la responsabile operativa dell'azienda.

L'inchiesta documenta anche investimenti immobiliari di questi dirigenti nel Paese, con l'acquisto di proprietà di lusso nella capitale. Il quadro che ne emerge non è quello di una scelta individuale, ma di un trasferimento coordinato del cuore dell'azienda verso El Salvador. Un movimento che si accompagna a un altro fatto già noto: la stessa Tether ha spostato la propria base legale nel Paese centroamericano, formalizzando un legame sempre più stretto tra il gigante delle stablecoin e la nazione di Bukele.

Le dimensioni in gioco: numeri da capogiro

Per capire perché questa notizia conta, bisogna afferrare le dimensioni dei soggetti coinvolti, che sono semplicemente enormi. Secondo la rivista Forbes, il patrimonio di Devasini è stimato in circa 89 miliardi di dollari, cifra che ne fa l'uomo più ricco d'Italia e uno dei più ricchi al mondo. La fonte di questa ricchezza è la sua partecipazione in Tether: secondo documenti depositati presso l'autorità di vigilanza americana all'inizio del 2026, Devasini deterrebbe oggi oltre il 50% dei diritti di voto nell'azienda, avendone di fatto consolidato il controllo.,

E Tether, dal canto suo, è una macchina da profitti straordinaria: la sua stablecoin USDT vale circa 184 miliardi di dollari e l'azienda ha distribuito quasi 11 miliardi di dividendi nel solo 2025. Stiamo parlando, quindi, del controllo di una delle infrastrutture finanziarie più importanti del mondo crypto, un pilastro su cui poggiano innumerevoli transazioni quotidiane. Quando la persona che controlla tutto questo cambia cittadinanza e nazione di riferimento, le implicazioni superano di gran lunga la sfera privata.

La geografia del potere di Tether

Cosa emerge dall'inchiesta. Fonte: L'Espresso, ICIJ, Forbes, 2026

  • L'uomo: Giancarlo Devasini, torinese, ~89 miliardi, oltre il 50% dei voti in Tether secondo i documenti SEC.
  • Il movimento: lui, la moglie e altri vertici (incluso il CEO Ardoino) ora cittadini salvadoregni, con immobili nel Paese.
  • L'azienda: Tether ha spostato la sede legale a El Salvador. USDT vale ~184 miliardi, 11 di dividendi nel 2025.

Perché El Salvador: la geopolitica delle stablecoin

Ed eccoci al cuore della questione, che è il vero motivo per cui questa storia è importante. Perché proprio El Salvador? La risposta sta nella strategia di questo piccolo Paese, guidato dal presidente Nayib Bukele, che ha scommesso tutto sulle criptovalute, arrivando per primo al mondo a rendere il bitcoin una moneta a corso legale. El Salvador si è costruito su misura per attrarre le grandi aziende del settore, offrendo un ambiente normativo favorevole e, secondo diverse analisi, condizioni fiscali molto vantaggiose.

Per un'azienda come Tether e per i suoi proprietari, spostare cittadinanza e sede in un simile contesto ha una logica precisa. Significa operare in una giurisdizione che abbraccia il loro business invece di guardarlo con sospetto, come spesso accade in Europa. È il fenomeno della competizione tra Stati per attrarre i capitali e i talenti del mondo crypto, di cui El Salvador è diventato il campione più aggressivo. La vicenda Devasini è la dimostrazione plastica di come le stablecoin siano diventate una questione geopolitica: i Paesi si contendono chi le emette e le governa, consapevoli del potere finanziario che rappresentano. È l'altra faccia della stessa medaglia di cui parliamo quando l'Europa costruisce le sue regole con MiCA: mentre alcuni regolano, altri seducono.

Il filo che parte dall'Italia

C'è poi un aspetto che tocca da vicino il nostro Paese, e che rende la storia ancora più significativa per noi. Il protagonista di questa vicenda globale è un italiano. Devasini è nato a Torino, si è laureato in medicina a Milano, e ha costruito le prime tappe della sua fortuna in Europa, vivendo per anni a Lugano, in Svizzera. La sua parabola, dall'Italia alla Svizzera fino a El Salvador, racconta il percorso di un capitale che si sposta là dove trova le condizioni migliori.

È una storia che pone domande legittime sul rapporto tra i grandi patrimoni, la tassazione e la sovranità nazionale nell'era digitale. Senza voler dare giudizi, che non spettano a noi, il caso illustra come le fortune costruite sulle criptovalute, per loro natura globali e senza confini, possano muoversi con una libertà che i patrimoni tradizionali non hanno mai avuto. Per l'Italia, vedere il proprio cittadino più ricco spostare il baricentro della sua vita e dei suoi affari dall'altra parte del mondo è uno spunto di riflessione su come i sistemi fiscali e normativi nazionali si confrontino con una ricchezza sempre più mobile e sfuggente.

La lettura più grande

La vicenda di Devasini e di El Salvador è molto più di una curiosità sul miliardario di turno. È una finestra su alcune delle dinamiche più profonde del nostro tempo: il potere crescente delle stablecoin come infrastruttura finanziaria, la competizione tra Stati per attrarle, e la mobilità senza precedenti dei grandi patrimoni digitali. Tutto questo, filtrato attraverso la storia di un italiano che è arrivato a controllare uno dei pilastri dell'economia crypto mondiale.

Per chi osserva il settore, la lezione è che le criptovalute non sono più solo una questione di tecnologia o di prezzi, ma sono diventate un terreno di potere economico e politico. Dove ha sede un emittente di stablecoin, chi lo controlla, sotto quali leggi opera: sono domande che riguardano la sovranità monetaria e la stabilità finanziaria di intere nazioni. La scelta di El Salvador come nuova casa di Tether e dei suoi vertici non è un dettaglio, ma un segnale di come si stia ridisegnando la geografia del potere finanziario nell'era digitale. E il fatto che al centro di tutto ci sia un italiano rende questa storia, per noi, particolarmente istruttiva. Chi vuole capire cosa sono le stablecoin può partire dalla nostra guida sul mondo delle monete stabili.

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