Alla Camera dei Deputati è emersa oggi una bozza tecnica che, se dovesse davvero tradursi in norma, riporterebbe la tassazione delle plusvalenze crypto dal trentatré al ventisei per cento a partire dal 2027. La proposta è stata presentata nell'ambito degli Stati Generali dell'Intergruppo parlamentare "Asset Digitali, Blockchain e Bitcoin", durante la giornata di lavori che avevamo già annunciato nel nostro precedente approfondimento. Questa notizia sulla crypto tax al 26% dal 2027 merita di essere raccontata con la massima precisione, perché la tentazione di semplificare troppo è forte, ma sarebbe scorretta.

Va detto con la massima chiarezza fin dal primo paragrafo: oggi non è stata approvata alcuna legge, e non risulta depositata una proposta legislativa definitiva. Quello che è stato presentato è una bozza tecnica, elaborata da uno dei quattordici gruppi di lavoro dell'Intergruppo, che lo stesso comunicato ufficiale definisce ancora da verificare con uffici parlamentari, ministeri e amministrazioni competenti prima di poter diventare una vera iniziativa normativa. Vediamo cosa prevede esattamente questa bozza, e nel contesto di cosa è stata presentata.
Cosa prevede la bozza tecnica
Il gruppo di lavoro dedicato alla fiscalità dei digital asset, coordinato dal docente ed esponente del settore Ferdinando Ametrano, ha presentato oggi le proprie risultanze nell'ambito dei lavori generali dell'Intergruppo. Secondo quanto diffuso, la bozza tecnica prevede quattro interventi principali: il ritorno dell'aliquota sulle plusvalenze crypto al ventisei per cento a partire dal 2027, contro l'attuale trentatré per cento in vigore dal 2026; la deducibilità degli oneri sostenuti per le operazioni; la possibilità di compensare le eventuali perdite realizzate su criptovalute con i guadagni ottenuti su altri strumenti finanziari, come azioni e obbligazioni, oggi non consentita dalla normativa vigente; e infine una rideterminazione annuale del valore di carico delle cripto-attività possedute, attraverso un'imposta sostitutiva.

Non è la prima volta che Ametrano porta avanti pubblicamente questa posizione: già lo scorso novembre, in occasione della discussione sulla legge di bilancio per il 2026, aveva sostenuto pubblicamente una proposta molto simile, insistendo sulla necessità di correggere quella che definiva un'incoerenza del sistema attuale, capace di penalizzare ingiustificatamente una forma di risparmio rispetto ad altre. La bozza presentata oggi rappresenta quindi la prosecuzione di una battaglia che l'esperto porta avanti da tempo, questa volta incanalata attraverso il percorso più strutturato dell'Intergruppo parlamentare.
Il contesto: una giornata di lavori, non un solo annuncio
Come avevamo già raccontato nel nostro approfondimento pubblicato pochi giorni fa, l'evento di oggi, intitolato "Finanza digitale, mercati e sovranità monetaria: Bitcoin, blockchain e tokenizzazione, una strategia per l'Italia", si è svolto dalle dieci del mattino fino alle diciassette e trenta nell'Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera, con la partecipazione complessiva di centosessantaquattro persone tra i trentacinque membri del Tavolo Tecnico e gli altri partecipanti ai quattordici gruppi tematici. La proposta sulla fiscalità è quindi solo una delle risultanze emerse durante una giornata di lavori molto più ampia, che ha toccato anche temi come sicurezza informatica, tokenizzazione, stablecoin e antiriciclaggio.

La mattinata è stata aperta dagli interventi istituzionali del deputato Marcello Coppo, presidente dell'Intergruppo, a cui si deve la convocazione dell'intero percorso avviato nel 2025. Il coordinamento scientifico dei lavori del Tavolo Tecnico è affidato ad Antonio Annino, mentre la parte organizzativa e la moderazione della giornata sono state curate da Gabriele Del Mese. Tra i responsabili dei quattordici gruppi tematici che hanno preso la parola per presentare le rispettive risultanze figura, oltre ad Ametrano per la fiscalità, anche Roberto Garavaglia, consulente indipendente ed esperto di pagamenti digitali, che ha confermato pubblicamente la propria partecipazione ai lavori odierni come responsabile di uno dei gruppi tematici dell'Intergruppo. Ciascun coordinatore ha presentato le risultanze del proprio ambito di competenza, dalla cybersicurezza alla tokenizzazione, componendo nel loro insieme il quadro complessivo emerso dalla giornata.
È significativo un passaggio del comunicato diffuso nel pomeriggio dall'Intergruppo: alcune delle risultanze presentate oggi vengono considerate già sufficientemente mature per avviare una prima interlocuzione istituzionale, mentre altre necessitano ancora di ulteriore validazione tecnica. Il comunicato, tuttavia, non specifica quali proposte rientrino nella prima categoria e quali nella seconda, e non è quindi possibile affermare con certezza che la proposta sulla fiscalità sia già pronta per il confronto con il governo, sebbene la sua natura relativamente concreta e circostanziata la renda una candidata plausibile.
La bozza in sintesi
Cosa prevede, e cosa non è. Fonte: Intergruppo parlamentare, CheckSig, 24 settembre 2026
- Cosa prevede: aliquota al 26% dal 2027, deducibilità oneri, compensazione con altri strumenti finanziari.
- Cosa NON è: non è una legge approvata, non è una proposta depositata formalmente.
- Prossimo passo: verifica con uffici parlamentari, ministeri e amministrazioni competenti.
Perché tocca da vicino gli investitori italiani
È proprio questo l'elemento che rende la proposta di oggi diversa da un generico discorso parlamentare sulla blockchain: tocca direttamente il portafoglio di chi possiede criptovalute in Italia. La normativa attualmente in vigore porta l'imposta sostitutiva sulle plusvalenze delle cripto-attività al trentatré per cento a partire dal 2026, mentre mantiene un trattamento diverso, al ventisei per cento, per alcuni strumenti denominati in euro legati alla moneta elettronica. Un'aliquota unica al ventisei per cento, se davvero approvata, ridurrebbe sensibilmente il carico fiscale rispetto alla situazione attuale.

Tra le motivazioni presentate oggi dal gruppo di lavoro per giustificare l'intervento, secondo quanto riportato, figura anche un confronto interessante: la struttura attuale può portare Bitcoin detenuto direttamente e strumenti finanziari che ne replicano il prezzo, come gli exchange traded product quotati in Borsa, a subire trattamenti fiscali differenti pur rappresentando, di fatto, la stessa esposizione economica. È una delle argomentazioni usate dal gruppo per sostenere la necessità di un allineamento normativo tra i due strumenti. Sulla possibilità di compensare le perdite crypto con i guadagni su altri strumenti finanziari, va ricordato che la normativa vigente prevede oggi un compenso "a comparto chiuso": le minusvalenze sulle cripto-attività possono compensare solo plusvalenze della stessa categoria, non quelle su azioni o obbligazioni, un vincolo che la bozza presentata oggi punterebbe proprio a superare.
La lettura più grande
Questa vicenda, al di là del suo esito ancora tutto da verificare, conferma un elemento che avevamo già sottolineato analizzando la giornata di lavori dell'Intergruppo: per la prima volta, l'Italia sta provando a costruire una posizione propria su questi temi, non limitata al semplice recepimento delle regole europee. La fiscalità, in particolare, è un ambito in cui la politica nazionale mantiene ampio margine di manovra rispetto alle direttive comunitarie, e proprio per questo la proposta di oggi merita di essere seguita con attenzione nelle prossime settimane.
Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, il fatto che una figura come Ametrano, che porta avanti pubblicamente questa battaglia da almeno un anno, sia riuscita a portarla dentro il percorso strutturato di un intergruppo parlamentare con trentacinque membri tecnici e quattordici gruppi di lavoro, rappresenta un salto di credibilità istituzionale non da poco rispetto a una semplice richiesta di settore. Dall'altro, resta fondamentale non confondere questo passaggio con un'approvazione, per quanto l'argomento tocchi da vicino gli interessi economici concreti di chi possiede criptovalute in Italia. Seguiremo con attenzione gli sviluppi, e aggiorneremo questo approfondimento nel momento in cui la proposta dovesse essere effettivamente formalizzata o depositata in Parlamento. Per capire meglio il contesto fiscale di base, resta utile la nostra guida su cosa sono le criptovalute.



