Centosettantasei milioni di dollari in oltre cento sfide elettorali. È la cifra che, secondo un'analisi di Reuters sui documenti della finanza elettorale pubblicata il 27 ottobre 2026, i gruppi legati al settore crypto hanno speso nella corsa alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Nei finanziamenti crypto alle elezioni USA il salto è evidente: secondo l'organizzazione di controllo Public Citizen, citata da Bitcoin Magazine, le crypto sono il primo spenditore aziendale nelle elezioni federali del 2026. L'obiettivo dichiarato è costruire al Congresso un sostegno che duri oltre l'amministrazione Trump.
L'indagine di Reuters non è accessibile ai nostri strumenti: la citiamo attraverso Bitcoin Magazine e crypto.news, che l'hanno ripresa il 27 ottobre. Abbiamo letto direttamente la scheda ufficiale di Fairshake nell'archivio della Federal Election Commission (FEC), aggiornata al 14 ottobre.
Da dove arriva la cifra
I 176 milioni non sono il bilancio di un singolo comitato. Sono una ricostruzione di Reuters su più comitati e più depositi, con dati aggiornati al 20 ottobre. La parte principale, circa 150,8 milioni, fa capo a Fairshake, il super PAC del settore, e ai suoi comitati affiliati Defend American Jobs e Protect Progress. Altri gruppi legati alle crypto hanno speso circa 25 milioni. Fairshake con i suoi affiliati vale quindi circa l'85,7% del totale. È un calcolo nostro e indicativo, sulle cifre arrotondate riportate da Reuters.

Un super PAC può raccogliere e spendere somme illimitate, ma non può coordinarsi con le campagne dei candidati. Per questo le cifre si misurano in spese indipendenti: spot, pubblicità digitale, campagne a favore o contro un nome. Tra i principali finanziatori del network figurano Coinbase, Ripple e Andreessen Horowitz, secondo entrambe le testate che riprendono Reuters. Il Solana Policy Institute ha speso 4,9 milioni per le elezioni di metà mandato.
Cosa dice la FEC
I numeri ufficiali di Fairshake raccontano un'altra cosa, e vanno letti con attenzione. Nel ciclo 2025-2026, fino al 14 ottobre, il comitato ha registrato 138,2 milioni di entrate e 169,5 milioni di uscite. La cassa è scesa da 64,2 a 33 milioni nell'ultimo periodo dichiarato. Delle uscite, 139 milioni sono trasferimenti agli affiliati e 19,4 milioni sono spese indipendenti fatte direttamente da Fairshake.
In altre parole, circa l'82% di ciò che esce dalla cassa di Fairshake passa ad altri comitati del network, che poi lo spendono. Anche questo è un calcolo nostro, sui dati FEC. Il dettaglio spiega perché i 169,5 milioni della FEC e i 150,8 milioni di Reuters non si possono sommare né confrontare direttamente: misurano cose diverse, in date diverse. Il ciclo precedente resta il termine di paragone. Nel 2024 Fairshake aveva speso 196 milioni.

Ohio, il test più caro
La sfida più costosa è al Senato in Ohio. Secondo i dati di AdImpact citati da Reuters, il settore ha speso oltre 68 milioni di dollari nella corsa tra il democratico Sherrod Brown e il repubblicano Jon Husted. È una rivincita: nel 2024 Fairshake aveva contribuito a sconfiggere Brown, allora presidente della commissione Bancaria del Senato. Un comitato legato ai gemelli Winklevoss ha speso in Ohio circa 6 milioni, secondo crypto.news.
Gli spot contro Brown, riporta Reuters, non parlano di crypto. Parlano di tasse e immigrazione, e uno ripete un'affermazione su agenti del fisco e prestazioni sociali già smentita dai fact-checker. Patrick Eisenhauer, responsabile della campagna di Brown, ha detto che «gli interessi particolari sono in preda al panico» (traduzione nostra). Secondo Reuters, al Senato la spesa del settore ha favorito i repubblicani, dopo l'opposizione dei democratici alla legislazione sulle crypto.
Gli spot che non dicono «crypto»
Il caso dell'Ohio non è isolato. In Illinois Fairshake ha speso oltre 10,1 milioni contro la vicegovernatrice democratica Juliana Stratton e 2,5 milioni contro il deputato statale democratico La Shawn Ford. Entrambi hanno vinto le primarie e, secondo Reuters, sono attesi come vincitori il 3 novembre. Ford ha inviato una diffida a Fairshake per affermazioni che considera diffamatorie e collega l'opposizione al suo sostegno a una legge dell'Illinois che obbliga le aziende crypto a registrarsi presso lo Stato. «È stato personale e mi ha ferito», ha detto (traduzione nostra), secondo crypto.news.
Il punto, per gli elettori, è la trasparenza. Gli spot passano attraverso comitati con nomi generici e parlano di altro: chi li guarda, osserva Bitcoin Magazine riprendendo Reuters, ha poche possibilità di capire chi li paga. Fairshake rivendica il metodo. Il portavoce Geoff Vetter sostiene che il comitato appoggia candidati di entrambi i partiti favorevoli all'innovazione finanziaria americana, e il gruppo dichiara che 53 dei 58 candidati sostenuti alle primarie o alle elezioni speciali hanno vinto.

La posta: il CLARITY Act e il dopo Trump
La spesa ha un obiettivo legislativo preciso. Il GENIUS Act del 2025, approvato con ampio sostegno bipartisan, ha dato agli Stati Uniti il primo quadro federale per le stablecoin, e le regole attuative dell'OCC sono arrivate a ottobre, come abbiamo raccontato analizzando le norme sul divieto di rendimenti. Manca la legge sulla struttura del mercato, il CLARITY Act, che dovrebbe dividere i compiti tra SEC e CFTC. A settembre il Senato si è fermato a 49 voti contro 50, lontano dalla soglia di 60, dopo che alla vigilia, come avevamo riportato nel pezzo sul voto procedurale e sulle 126 modifiche, le attese di approvazione entro il 2026 erano già crollate.
Secondo Bitcoin Magazine, i senatori democratici hanno bloccato il voto finale anche per una clausola etica che obbligherebbe la famiglia Trump a vendere le proprie partecipazioni crypto. Nel frattempo le agenzie si muovono da sole: la CFTC ha avviato una consultazione sulle regole federali per gli exchange crypto e la SEC ha presentato il suo pacchetto Regulation Crypto Assets. Il settore sostiene che una legge offra certezze che un futuro governo non potrebbe ribaltare con una circolare. Colin McLaren, del Solana Policy Institute, definisce la spesa «un investimento nel futuro» (traduzione nostra).
Dal 2018 a oggi
Il contrasto con il passato è netto. Nel 2018, ricorda Bitcoin Magazine, i parlamentari non riuscirono a ottenere una sala del Congresso per la prima tavola rotonda bipartisan sulle crypto, che si tenne alla Biblioteca del Congresso. Durante l'amministrazione Biden la SEC ha imposto sanzioni per oltre 6 miliardi di dollari in 98 casi, secondo uno studio della Georgetown Law. Oggi Stand With Crypto, l'associazione lanciata nel 2023 anche con il contributo di Coinbase, conta 332 parlamentari con valutazione «A», contro 96 al momento del lancio.
I finanziatori del network sono anche i protagonisti delle regole che verranno. Ripple ha appena ottenuto dall'OCC il via libera finale alla sua banca fiduciaria. L'opinione pubblica, intanto, resta più fredda dei candidati. Un sondaggio Ipsos per il DeFi Education Fund, gruppo di advocacy del settore, su 1.545 adulti statunitensi a settembre: il 22% ha posseduto o usato crypto, ma solo il 13% ritiene importante che un candidato sostenga blockchain, crypto o DeFi quando la domanda le nomina esplicitamente.
La spesa crypto nelle elezioni USA in sintesi
Cosa è confermato, cosa no
- Riportato: secondo Reuters, circa 176 milioni di dollari spesi da gruppi crypto in oltre cento sfide fino al 20 ottobre, di cui circa 150,8 milioni da Fairshake e affiliati. Confermato dalla FEC: Fairshake ha 169,5 milioni di uscite al 14 ottobre, di cui 139 milioni trasferiti agli affiliati.
- Non indicato: gli importi versati dai singoli finanziatori nel ciclo, la ripartizione completa della spesa per partito e la lista integrale delle sfide coperte dal totale Reuters.
- Da seguire: il voto del 3 novembre in Ohio e Illinois, i depositi FEC successivi al 14 ottobre e il destino del CLARITY Act nel nuovo Congresso.
La lettura più grande
La nostra lettura, che dichiariamo come tale: il settore crypto ha smesso di comprare visibilità e ha iniziato a comprare tempo. I 176 milioni non servono a vincere una legge prima del 3 novembre, servono a garantire che il prossimo Congresso, qualunque sia la Casa Bianca dopo Trump, abbia una maggioranza che non consideri le crypto un tema da evitare. È una strategia da lobby matura, simile a quelle di altri grandi settori regolati. Il rischio reputazionale è nello strumento: spot che parlano d'altro e comitati con nomi generici alimentano esattamente la sfiducia che il settore dice di voler superare.
I segnali concreti da seguire sono quattro. L'esito in Ohio, dove la spesa è più alta e il confronto più diretto. Le prossime schede FEC, che diranno quanta cassa Fairshake avrà ancora per il 2028. La composizione delle commissioni Bancarie e Agricoltura nel nuovo Congresso, che hanno competenza sulla struttura del mercato crypto. E le reazioni a eventuali proposte di trasparenza sugli spot dei super PAC, che sono il punto debole del metodo.




